Si è svolto martedì 21 gennaio presso il salone “Simona Chiara” della sede provinciale della Confederazione Italiana Agricoltori di Torino, in via Onorato Vigliani, un affollato seminario sui cardini della “Riforma della Politica Agricola Comunitaria 2014-2020”, approvata dall’Europarlamento nel dicembre scorso.

 Relatore dell’appuntamento è stato Giuseppe Cornacchia, Responsabile del dipartimento Sviluppo agroalimentare e territorio della Cia Nazionale, introdotto dal Presidente provinciale Roberto Barbero e dal Responsabile provinciale PAC Davide Rosso.

«L’attuale bilancio comunitario ridurrà il suo budget del 3% - ha premesso Cornacchia - è la prima volta che questo accade e non è un bel segnale, anche perché questa riduzione è stata scaricata interamente sulla voce PAC, che ha subito un ridimensionamento del  12%. Per l’Italia questo taglio  si  ripercuote soprattutto sul capitolo dei pagamenti diretti mentre il Paese è riuscito a consolidare il budget sullo sviluppo rurale».

La riduzione della dotazione al nostro Paese, ha poi spiegato Cornacchia, è frutto di una scelta di uniformazione secondo il principio della “convergenza esterna”  che è stata imposta dall’Unione a tutti quegli Stati che incassavano qualcosa in più sui contributi. Nei prossimi sette anni la PAC varrà comunque per il nostro Paese 21 miliardi di euro per il PSR, 26,5 per i pagamenti diretti e 4-5 destinati agli interventi di  mercato. Si tratta di un’occasione unica per riprogrammare l’intera politica agricola tricolore, dal momento che, per la prima volta, l’Italia e le Regioni si trovano non solo a dover programmare la nuova PAC ma devono ridefinire anche il PSR e il pacchetto latte. Inoltre, sempre per la prima volta, i regolamenti comunitari  sono stati pubblicati anche in italiano e questo li rende più facilmente intelleggibili dalla burocrazia e da tutti gli addetti ai lavori.

La Commissione europea, ha aggiunto Cornacchia, ha lasciato ampi margini di discrezionalità sulla definizione della modalità di applicazione delle regole comuni agli Stati membri, dovendo costruire una normazione che si adatti agli scenari di 28 Paesi diversi. Francia, Spagna e alcune altre nazioni sono già molto avanti nella discussione o hanno adottato scelte precise sui temi più rilevanti. In Italia questa discussione è appena all’inizio con un Ministro – ha commentato Cornacchia – «che preferisce parlare di “made in Italy” piuttosto che di  PAC».

Nella nuova PAC non si parlerà più di “aiuti” o “premi” quanto di “pagamenti diretti” ed “incentivi” per interpretare il pagamento non più come un aiuto diretto all’agricoltore ma come una compensazione per il bene collettivo che produce in termini di beni pubblici quali l’assetto territoriale, la salvaguardia dell’ambiente etc.  Anche in questo caso la logica dell’Unione è quella di una redistribuzione complessiva che introduca un pagamento medio uguale per tutti con un livellamento del valore dei titoli che oggi hanno valori storici molto diversi. Per questo motivo anche l’Italia dovrà scegliere come attuare una convergenza interna che modifichi il valore dei  titoli, con maggiore o minore gradualità nel corso del periodo 2014-2020, quello che appare ormai certo è che, anche nel migliore degli scenari, i titoli subiranno una svalutazione del 20-25% nel passaggio dal  2014 al 2015.

Molti altri sono stati i temi affrontati nel corso del seminario: dai criteri per beneficiare della nuova PAC, alla definizione dei piccoli agricoltori, dagli incentivi destinati ai giovani fino a quelli legati all’inverdimento. Per l’applicazione delle norme su ognuna di queste materie, tuttavia, la decisione finale deve ancora essere assunta dal legislatore, che ha sulla scrivania a disposizione diverse opzioni e un termine ultimo per pronunciarsi: 31 luglio 2014.