Sala del Consiglio regionale del Piemonte di Palazzo Lascaris gremita di sindaci e agricoltori di tutta la regione per il convegno-incontro che la Cia Piemonte ha organizzato lunedì 18 febbraio a Torino per rappresentare al consiglio stesso ed all’assessore regionale Giorgio Ferrero, attraverso le testimonianze di chi deve tutti i giorni affrontare la drammatica emergenza dei danni provocati dalla fauna selvatica, i contorni di una situazione diventata ormai insostenibile non solo per il comparto agricolo, ma per tutta la comunità, come indicava chiaramente il titolo dell’evento “Salviamo il territorio, proteggiamo l’uomo”.

Presente il presidente nazionale della Confederazione, Dino Scanavino, l’animatissima discussione, ricca di spunti e di proposte, è stata condotta dal giornalista Osvaldo Bellino e aperta dal presidente di Cia Piemonte, Gabriele Carenini (affiancato per l’occasione dal vicepresidente Alessandro Durando, dal presidente regionale dell’Agia, Danilo Amerio e dal direttore regionale Giovanni Cardone).

“Da anni sopportiamo una situazione dannosa e pericolosa dovuta ad una vera e propria invasione di fauna selvatica – ha affermato Carenini – che ha provocato danni ormai incalcolabili all’agricoltura raggiungendo punte di vera emergenza economica. Ma la fauna selvatica – a cinghiali, caprioli, daini, cervi e nutrie si sono aggiunti recentemente anche i lupi – costituisce anche un pericolo per la sicurezza dei cittadini, sovente vittime di gravi incidenti stradali ed un inquietante rischio ambientale dovuto al progressivo abbandono di aree produttive diventate di dominio animale”.

“In sostanza – ha concluso il presidente regionale Cia – siamo in piena emergenza, a fronte di un quadro normativo vecchio, con il sistema dei risarcimenti bloccato da norme non adeguate e la Regione, che pure svolge un ruolo incisivo sul tema, ha modeste possibilità di intervento. Siamo dunque qui per lanciare un grido d’allarme che smuova i poteri competenti a trovare la giusta soluzione attesa ormai da troppi anni”.

Dal canto suo l’assessore Ferrero, rispondendo ai numerosi interventi di agricoltori di ogni area del Piemonte che non hanno mancato di contestare duramente, tra l’altro, il comportamento di cacciatori e Atc, ha poi spiegato come il consiglio regionale, i cui poteri in materia sono piuttosto limitati, essendone delegati da una parte gli Atc e dall’altra le Province, stia lavorando con insolito spirito unitario a cercare di individuare una strada percorribile (significativa a questo riguardo la recente approvazione di nuove disposizioni per attuare i piani di contenimento da parte delle Province) per porre rimedio ad una situazione che è sicuramente grave e richiede interventi urgenti anche se, e su questo l’assessore si è soffermato con una certa preoccupazione, è necessario procedere con cautela evitando azioni estreme che potrebbero avere indesiderati effetti controproducenti.

A concludere la mattinata, dopo gli interventi di alcuni testimoni-agricoltori, di numerosi sindaci e consiglieri regionali (erano presenti Domenico Valter Ottria, Paolo Allemano, Alfredo Monaco, Elvio Rostagno, Benito Sinatora, Gianluca Vignale e Silvana Accossato) è stato il presidente nazionale Scanavino che ha subito sgombrato il campo dal problema della caccia e dei cacciatori.

“Proviamo a parlare di proliferazione eccessiva degli animali – ha affermato- senza parlare di caccia. Parliamo piuttosto dei diritti dei cittadini a non rischiare la vita in incidenti stradali o di quelli ambientali per avere sottoboschi non devastati ed una biodiversità vera in cui non ci siano razze dominanti che eliminano le altre. Parliamo dei danni all’agricoltura che devono essere totalmente risarciti e non indennizzati e del diritto-dovere di coltivare senza essere continuamente oppressi della burocrazia”.

“Tutto questo ci porta a capire perché la legge 157 (sulla fauna selvatica, del 1992 n.d.r.) che qualcuno ha proposto questa mattina di modificare, debba essere invece completamente riscritta poiché è impensabile che tutto si rifaccia all’attività di una categoria di sportivi come i cacciatori. E’ una vergogna che va cancellata anche superando i livelli di incompetenza di qualche eminente membro del Governo secondo cui quello dei cinghiali non è un problema”.

“Qui dobbiamo parlare invece di ordine pubblico – ha concluso Scanavino – spostando l’ottica sugli aspetti sanitari e ambientali. Per salvare l’ambiente, bisogna prima di tutto proteggere l’agricoltore, metterlo nelle condizioni di lavorare in sicurezza e renderlo protagonista della gestione del territorio. Se vogliano la tanto invocata bellezza del paesaggio e del territorio, dobbiamo mettere in condizione gli agricoltori di coltivarla”.

 

LE TESTIMONIANZE DEGLI AGRICOLTORI

Valentina Allaria di Murazzano, in provincia di Cuneo. Titolare di un’azienda con 400 pecore, ha testimoniato dell’odissea del suo gregge, attaccato dai lupi che hanno ucciso molti capi. E’ corsa ai ripari con l’introduzione di cani antilupo che hanno dato buoni risultati, ma nel momento in cui il gregge è stato spostato, i guai sono ricominciati e nemmeno la sistemazione di recinzioni è stata sufficiente a risolvere il problema, con quote di lavoro moltiplicate e costi di produzione raddoppiati.

Marco Aondio di Candelo, in provincia di Biella. Titolare di un’azienda che produce speciale foraggio per cavalli. La vicinanza al parco della Baraggia ha facilitato l’arrivo dei cinghiali sui suoi terreni che vengono danneggiati pesantemente ogni notte. I prati diventano irrecuperabili ed il foraggio inservibile per l’utilizzo abituale dell’azienda. In questo modo nessun giovane verrà mai a fare il mio lavoro.

Luca Charbonnier dell’alta Val di Susa, allevatore di ovini, caprini e bovini: “Siamo tormentati dai lupi, tanto che alla fine non riusciamo nemmeno a quantificare i danni. Abbiamo bisogno di provvedimenti urgenti che siano davvero risolutivi. Qualcosa è stato effettivamente fatto, ma non in modo soddisfacente anche in tema di risarcimenti”.

Italo Danielli, viticoltore e cerealicoltore della provincia di Alessandria. “Noi stiamo lavorando molto ma, grazie alla presenza di caprioli, cinghiali e lupi, dobbiamo scontare perdite del 30/40% del prodotto al momento della raccolta. Un fatto demoralizzante che richiede un intervento rapido e decisivo. Non è più il momento di discutere ma di agire”.

Sandro Pistocchini del VCO: “Dal 2008 ad oggi abbiamo assistito a tanti tavoli di discussione, senza ottenere nulla. I danni maggiori si verificano in vicinanza dei parchi e anche qui bisognerebbe fare una discussione più approfondita sulla gestione di queste aree. I risarcimenti arrivano tardi o non arrivano per niente. Nel 2017 pensavamo di cominciare a risolvere il problema cinghiali con l’Atc ma alla fine, cambiata la dirigenza della stessa Atc, abbiamo dovuto constatare che avevano vinto i cosiddetti “cinghialai” e le loro logiche di sfruttamento della situazione”.

Fiorenzo Pricca, corilicoltore di Cunico, in provincia di Asti. “Anche nel mio caso il problema dei cinghiali sembra essere diventato irresolubile, tra i mille distinguo tra la possibilità di abbattere i maschi e non le femmine. La realtà è che noi finiamo per allevare maiali o simili sui nostri terreni e qualcuno ha il freezer sempre pieno di carne, mentre la produzione diminuisce in certi casi anche del 50% e stanno sparendo tutti gli uccelli che fanno il nido a terra”.

IL DIBATTITO CON I CONSIGLIERI REGIONALI

I temi del chi, o ha l’autorità per farlo, deve fare che cosa per tentare di affrontare seriamente il problema del dilagare della fauna selvatica sono stati il momento centrale degli interventi di tre consiglieri regionali, ma anche del presidente di Cia Novara, Manrico Brustia che,in chiusura di dibattito, ha voluto sottolineare come, a fronte del tanto che la Regione ha fatto in questi anni, soprattutto riguardo al riordino degli Atc, le Province non applichino tuttora in modo uniforme le varie direttive creando quindi una distorsione del sistema che deve essere rapidamente corretta.

Mentre il consigliere regionale Alfredo Monaco ha fatto rilevare come si debba fare estrema chiarezza sulla questione cercando di ricomporre i conflitti che nel tempo si sono aperti tra le parti in causa, tenendo soprattutto conto delle istanze che vengono dal mondo agricolo, il suo collega Gianluca Vignale ha sottolineato come sia ormai indispensabile la modifica della legge sulla caccia chiedendo che vengano ricondotte alla Regione le responsabilità di controllo. “Oggi – ha detto – si nota una forte differenza di incisività dell’azione di contenimento tra i periodi di caccia aperta e caccia chiusa, cosa che non ha senso e non risolverà di certo il problema. Quindi si richiede un nuovo protagonismo della Regione anche per quanto riguarda i risarcimenti che devono essere totali e non parziali secondo il famigerato “de minimis” e l’elaborazione di un piano di gestione del lupo in grado di limitare il fenomeno della sovrappopolazione come oggi avviene”.

Di responsabilità e attribuzioni di poteri ha parlato infine il consigliere Elio Rostagno che si è soffermato soprattutto sulla necessità che la politica lavori per trovare il giusto equilibrio tra le diverse posizioni oggi presenti sul tema perché “ognuno deve fare il proprio mestiere tenendo conto soprattutto delle esigenze dell’uomo e dell’ambiente in cui vive”. Dopo aver espresso il proprio negativo giudizio sulla Conferenza Stato-Regioni che “in due anni non ha fatto nulla al riguardo e meriterebbe di essere abolita”, ha lanciato un appello affinché si lavori per correggere tutte le distorsioni presenti oggi lungo la filiera cominciando da una prossima discussione, e approvazione, da parte del Consiglio regionale di un Ordine del giorno che impegni la Giunta a fare chiarezza sul comparto attribuendo le giuste responsabilità a chi è in grado di agire con correttezza sul territorio”

 

LA VOCE DEI SINDACI DEL PIEMONTE

Nella lunga discussione del convegno sui danni da ungulati, interessanti sono stati anche gli interventi di alcuni sindaci, quattro sugli oltre trenta presenti, tutti incentrati sui difficili rapporti con gli Atc ed i cacciatori e l’ambiguo comportamento di questi enti sul tema del contenimento degli ungulati.

Carlo Cabrio, primo cittadino di Salussola, in provincia di Biella, ha ricordato come l’Atc di competenza del suo territorio abbia costretto il Comune a ritirare un’ordinanza di abbattimento dei cinghiali del 2008 evitando di dare forma ad ogni piano per contenere il loro numero. “E’ chiaro – ha detto- che qui manca la volontà politica di intervenire e invece è assolutamente necessario che si prendano provvedimenti decisivi in materia”. Più o meno della stessa opinione Fabio Boveri, sindaco di Costa Vescovato, in provincia di Alessandria, che ha ricordato come ad un alternarsi di presidenza dell’Atc della sua zona, sia improvvisamente cambiato, riducendolo, il numero dei capi abbattibili e come si sia stranamente istituita una strana alleanza tra animalisti e cacciatori. Sempre sulle difficoltà di interfacciarsi con l’Atc è intervenuto Mauro Noè, sindaco di Cossano Belbo, in provincia di Cuneo. “C’è un serio problema di attribuzione dei poteri – ha affermato – tra i vari attori della singolare “filiera” del contenimento dei cinghiali. Ed è ora che la politica faccia la sua parte perché la gente è al limite della pazienza e non mi stupirei se, esasperato, qualcuno cominciasse a sparare anche senza averne titolo”.

Di grande vivacità e determinazione, infine, l’intervento di Gabriella Mossetto, sindaco di Sciolze in provincia di Torino. “E’ una questione di salute pubblica – ha spiegato – e proprio perché si tratta della sicurezza dei cittadini, è assolutamente necessario che si arrivi ad una disposizione nazionale. Il costo pagato dagli agricoltori è ormai insopportabile e credo che i sindaci debbano avere la gestione della caccia sul loro territorio in modo che quando ci troviamo in casi come questi, non sia così difficile intervenire anche usando le armi. Non bisogna più fare parole, ma cambiare la legge”.

 

Paolo Monticone