La prima volta di Roberto Buratto nei Palazzi dell’Europa a Bruxelles ha il sapore della sorpresa e dell’entusiasmo. L’allevatore di San Carlo Canavese, delegato nazionale di Cia Agricoltori italiani nel gruppo di lavoro europeo del Copa Carni Bovine, è partito alla volta del Belgio carico di buona volontà, ma non senza qualche diffidenza. Si sa che l’Europa solitamente suona male all’orecchio dell’agricoltore, che fatica ad abituarsi all’euroburocrazia. Ma nel caso di Buratto, l’impatto non può dirsi negativo: «L’Europa un carrozzone? Per adesso non posso dirlo, ho ascoltato solo interventi interessanti. Certamente si tratta di un osservatorio privilegiato, con un campo visivo molto allargato».

Nel Gruppo di lavoro Carni Bovine del Copa, il Comitato delle organizzazioni professionali agricole dell’Unione europea, si incontrano i rappresentanti dei 27 Paesi comunitari: «Ci sono diversi funzionari sindacali – osserva Buratto -, ma anche molti agricoltori. In ogni caso, un ambiente di professionisti che in materia di allevamento sanno decisamente il fatto loro».

Una “qualità” che Buratto ci tiene a dire di aver riscontrato negli uffici Cia di Bruxelles: «Una sede efficientissima, quattro piani di tecnici e responsabili di primissimo livello, impegnati a seguire i lavori parlamentari e a raccogliere i dati che servono a formulare le proposte operative e gli indirizzi politici del sindacato sul territorio».

Con Buratto, a Bruxelles c’erano anche Angela Garofalo della Cia di Roma e Daniele Mezzogori di Agrinsieme. Mancava solo Coldiretti, “ed è un peccato, perché lì conta esserci e fare squadra”.

L’insediamento del Gruppo di lavoro Carni Bovine è avvenuto il 22 novembre, con l’elezione del presidente (un allevatore francese) e dei due vicepresidenti (un irlandese e un tedesco).

«Ma la parte più interessante è venuta dal “giro di tavolo” sulla situazione degli allevamenti in Europa, con l’emergere della drammaticità del problema siccità, che ha fortemente colpito i Paesi del Nord, a cominciare dalla Francia, con 70 Dipartimenti in stato di calamità su 90. In queste regioni, il foraggio scarseggia e i costi per gli allevamenti sono saliti alle stelle ed è probabile che ci saranno ripercussioni anche da noi. In Italia abbiamo avuto il problema opposto, troppa acqua, che ha creato danni alle strutture, ma rispetto agli altri tutto sommato, a macchia di leopardo, ci è andata meglio».

Quanto all’analisi dei prezzi della carne, viene fuori che in Italia si stanno perdendo dai 60 agli 80 euro per capo sui ristalli francesi, e intorno ai 120 euro a capo sugli incroci da carne italiani: «Il settore ha bisogno di maggiori risorse sui premi accoppiati, speriamo che la richiesta venga presa in considerazione per evitare ulteriori chiusure di stalle».

L’Europa produce carne in eccedenza (in particolare in alcuni Stati come la Polonia e la Spagna), pertanto c’è la necessità di favorire gli accordi di interscambio, come quello con il Giappone, velocizzando i tempi, perché si prevede che occorreranno almeno quindici anni per andare a regime. Su questo fronte, occorrerebbe risolvere al più presto anche il caso del Brasile, dove la visita della Commissione agricola europea ha evidenziato “requisiti produttivi ampiamente al di sotto degli standard dell’Europa", che tuttavia continua ad importare ingenti quantità di carne (bresaola e Angus in testa) da quel Paese. Il paradosso è che le nostre eccedenze di qualità dobbiamo esportarle, mentre nello stesso tempo importiamo carne di dubbia qualità, mettendo fuori mercato i nostri allevamenti.

«La nostra qualità ha certamente un mercato – afferma Buratto -, in Oriente come in Messico, dove un accordo tecnico di scambio sembra alla portata. Resta il fatto che la stessa carne avrebbe comunque ancora un ampio spazio sulla piazza nazionale».

Tra le anticipazioni, Buratto segnala che nel terzo trimestre del prossimo anno è prevista una consultazione popolare europea sull’etichettatura, un tema su cui lo stesso Buratto ha dedicato approfondite attenzioni, con la collaborazione di Simone Mellano di Asprocarne.

Su tutto, aleggia nei Palazzi dell’Europa il fantasma della Brexit: «Con l’uscita dell’Inghilterra – dice Buratto - verranno a mancare nelle casse europee oltre 43 miliardi di euro all’anno. Sono risorse che dovranno essere recuperate da qualche parte, tenendo conto che l’Italia ha già dato, nel senso che è tra quei Paesi che stanno pagando più di quanto ricevono. Allo stesso tempo, però, il nostro Paese dovrà fare un ulteriore sforzo sulla necessità di avere una forte agricoltura nazionale che guardi al futuro, produca salute, occupazione e tutela del territorio, su questo non si scherza».