«I recenti incidenti in Puglia dimostrano purtroppo che la legge sul caporalato non funziona, perché non solo non riesce a contrastare efficacemente lo sfruttamento del lavoro in campagna, ma potenzialmente rischia di trasformare in caporali tutti gli imprenditori agricoli».

Chi parla è Roberto Barbero, presidente della Confederazione italiana agricoltori di Torino, strenuo oppositore fin dalla prima ora della speciale normativa contro il reclutamento selvaggio della manodopera agricola: «Il problema è che la legge ha finito per mettere tutti i datori di lavoro sullo stesso piano – osserva Barbero -, allargando a dismisura il raggio di azione dei controlli e rendendo paradossalmente più difficile l’individuazione dei veri sfruttatori senza scrupoli. Chiunque oggi abbia dei dipendenti che vengano sorpresi nei campi senza scarpe antinfortunistiche o si dimentichi di registrare due ore di straordinario, incorre nel medesimo rigore punitivo riservato a chi con violenza e minaccia,  sfrutta i lavoratori e li sottopone a trattamenti disumani e degradanti, al di fuori di ogni regola e controllo. Il risultato è che il legittimo giro di vite degli ispettori in campagna finiranno per pagarlo gli imprenditori che lavorano alla luce del sole, mentre quelli “invisibili” continueranno probabilmente a rimanere tali».

Sul piano operativo, in questi mesi Barbero sta incontrando i rappresentanti parlamentari del territorio per chiedere che venga almeno concessa la depenalizzazione delle inadempienze lievi o meramente formali nell’ambito della legge sul caporalato.