“Latte in Piemonte: mercato, prezzo, opportunità”. Dopo tante parole sul latte versato (fino a un paio di stagioni fa l’argomento era inevitabilmente dominato dall’emergenza delle quote di produzione), Cia Piemonte è tornata a radunare gli allevatori per ragionare finalmente sul futuro e non più sul passato delle stalle piemontesi. Un convegno di alto profilo tecnico, lunedì 21 maggio, sotto la tettoia dell’azienda “La primula” dei fratelli Rovei, a Pianezza, non a caso presieduto dal presidente nazionale della Cia, Dino Scanavino, con l’intervento dell’assessore regionale all’Agricoltura del Piemonte Giorgio Ferrero, del presidente regionale di Cia Piemonte Gabriele Carenini, del fondatore del Clal Angelo Rossi e del presidente dell’associazione “Noi siamo Voi” Paolo Druetta.

NUOVE DINAMICHE. «Siamo di fronte a un mercato in continua evoluzione – ha osservato nelle conclusioni il presidente Scanavino -, il settore è interconnesso a livello mondiale e registra dinamiche difficilmente prevedibili, per cui occorre lavorare sulla qualificazione del prodotto,  pensare al “latte con la crosta” e non solo a quello nella cisterna. Partire dalla definizione dei costi di produzione, ponendo al centro il tema della sostenibilità, che non è solo un problema agricolo, ma di qualità della vita di tutti i cittadini, sia sul piano ambientale, sia su quello sociale».

Per Scanavino, industriali e produttori devono cercare insieme la via dell’imprenditoria: «I cinesi hanno conquistato il mercato in Eritrea costruendo ponti, strade e ferrovie. Vuol dire che pensare solo a vendere non basta».

Quanto all’etichettatura, il presidente della Cia nazionale ha sostenuto che “non serve renderla obbligatoria, perché cosi diventa burocrazia”, mentre occorrerebbe “un approccio volontario di condivisione del processo che unisce produttore e consumatore”.

TENDENZE MERCATO. In apertura di convegno, Angelo Rossi, promotore del sito di monitoraggio del mercato lattiero-caseario più cliccato al mondo, aveva assicurato che “lo spazio di crescita c’è”: «La domanda di latte in Cina – ha detto Rossi – è ancora molto inferiore a quella degli Stati Uniti, gli industriali sanno che il futuro è là, in Oriente».

Anche il mercato dei formaggi e, soprattutto, del burro, è in ripresa. L’Europa produce latte in eccedenza, è costretta ad esportare, mentre l’aumento della produzione in Italia non viaggia di pari passo con la crescita degli investimenti, “segno che qualcosa non funziona”: «Siamo bravi a produrre – rilevava Rossi -, ma dobbiamo essere più attenti alle tendenze del mercato. Se si vuole elaborare delle strategie, la prima necessità è l’informazione. Sapere che i cinesi si stanno abituando ad aggiungere un cucchiaino di panna nel thé, ad esempio, può fare la differenza per industriali e produttori che sanno cogliere l’opportunità. Altrimenti si continua a navigare a vista, in balìa degli eventi. Il segreto è guardare in alto e lavorare con i giovani».

DENOMINAZIONI INSUFFICIENTI. Sulla questione dei prezzi, l’assessore Giorgio Ferrero ha parlato del vecchio tavolo regionale come di uno strumento superato: «Portava sempre ad un accordo al ribasso – osservava Ferrero – ed anche l’integrativo risponderebbe ormai a logiche non più attuali».

A suo avviso, la novità che “cambia tutto” è l’informazione fornita dall’associazione “Noi siamo Voi” sui reali prezzi pagati dai caseifici: «Uno strumento inedito, certamente molto importante nelle trattative».

Secondo l’assessore “il latte non va trattato come prodotto grezzo, ma deve potersi distinguere sul mercato, seguendo l’esempio del vino, che un tempo non lontano veniva ancora venduto in base alla sola gradazione alcolica”: «Le denominazioni di latte e formaggi non fanno ancora i numeri che servono – ha detto Ferrero -, bisogna saper scommettere sui gusti dei consumatori e sulle tendenze del mercato».

MONITORAGGIO PREZZI. Incassati i complimenti dall’assessore, Paolo Druetta ha ripercorso le tappe associative che hanno condotto alla messa a punto di “Simulait” e “Simufatt”, i metodi di monitoraggio attraverso i quali ogni allevatore può conoscere quanto ricaverebbe del proprio latte, a seconda dell’acquirente: «In questo momento – ha illustrato Druetta - stiamo registrando differenze di prezzo fino a 6 centesimi di euro al litro, tra il primo e l’ultimo caseificio. Per un allevatore medio, vuol dire decine di migliaia di euro all’anno».

All’incontro della Cia erano presenti anche il sindaco di Pianezza Antonio Castello, con l’assessora comunale all’Agricoltura Sara Zambaia.

STRUMENTI PROFESSIONALI. Il padrone di casa, Silvano Rovei, ha accolto i numerosi ospiti accennando alla storia della sua azienda, nella quale lui e i suoi fratelli lavorano per scelta, dopo “aver studiato”, come hanno voluto i loro genitori.

A fine giornata, il presidente regionale della Cia, Gabriele Carenini, promotore dell’incontro, ringraziava il presidente di Cia Torino, Roberto Barbero, e lo staff che ha collaborato all’organizzazione del convegno e dell’eufemistico “agri-aperitivo”: «Sono orgoglioso del successo dell’iniziativa – ha detto Carenini -, abbiamo avuto allevatori partecipanti da tutte le province del Piemonte, oltre che dalla Lombardia e dal Veneto. La Cia è vicina agli agricoltori non solo a parole, ma nei fatti, attraverso strumenti di confronto professionale al passo con i tempi».