Al lupo! Al lupo! Il grido dei pastori delle valli braccate dal più temuto dei predatori è risuonato sabato pomeriggio alle Casermette di Fenestrelle nell’incontro dibattito organizzato dalla Confederazione italiana agricoltori di Torino, davanti a politici nazionali, regionali e della Città Metropolitana, oltre che ad amministratori locali, tecnici e allevatori.

Dopo la chiusura del progetto Life Wolfalps, costato più di sei milioni di euro e che il presidente di Cia Torino, Roberto Barbero, non ha esitato a definire fallimentare, e l’affossamento in Parlamento del Piano lupo, gli agricoltori hanno invocato risposte urgenti e concrete a due interrogativi fondamentali: a che punto siamo? Come si intende porre mano alle predazioni?

TAVOLO PARLAMENTARE. «Prendiamo atto che tutti i politici presenti – osserva Roberto Barbero -, pur con diverse sfumature, hanno convenuto sulla necessità di riaprire al più presto il tavolo parlamentare sul Piano lupo, non escludendo all’occorrenza azioni di contenimento selettivo del predatore. Quello che noi chiediamo non è l’eradicazione del lupo, ma che ci sia la possibilità di metterlo nelle condizioni di non nuocere a chi vive e lavora sul territorio. Sappiamo che è una questione molto controversa e ringraziamo i politici che hanno avuto il coraggio di “metterci la faccia”. Ci spiace invece per il Parco delle Alpi Cozie, l’unico che non ha accolto il nostro invito. Ci chiediamo come si possa pretendere di gestire un territorio, senza ascoltare le istanze di chi lo vive. Un Parco che non vuole sentire le ragioni degli agricoltori, non ha motivo di esistere».

MONTAGNA A RISCHIO. Tutti esauriti i posti in sala, compresi quelli in piedi. Molta attenzione e tanta voglia di essere ascoltati, al punto che sono stati aggiunti, fuori programma, due interventi di rappresentanti del mondo venatorio e di quello ambientalista.

«Non chiediamo più tutela – ha detto nelle conclusioni il presidente regionale della Cia, Gabriele Carenini -, ma più gestione. Se la fauna è dello Stato, lo Stato deve preoccuparsi di evitare che questa faccia danni. Le nostre sono aziende che lavorano e producono reddito, non è normale che vengano lasciate in balìa dei lupi. Un gregge aggredito dai predatori è come un negozio scassinato e depredato. La sicurezza deve valere per tutti, gli agricoltori non sono cittadini e imprenditori di serie B. Non possiamo costringerli a vivere recintati a casa loro. Chiediamo che si intervenga subito, perché se vince il lupo, anche i giovani se ne andranno e la montagna sarà sempre più povera e abbandonata».

LUPI E PECORE. L’incontro era iniziato con l’avvertimento del moderatore Osvaldo Bellino, giornalista, a non considerare il convegno come un processo al lupo: «La luna è dei lupi – ha detto Bellino citando il libro dell’ambientalista Giuseppe Festa -, ma anche delle pecore. Non siamo qui per emettere sentenze, ma per sollecitare soluzioni per i pastori. In questo senso è vero che si tratta di un incontro di parte. La parte dei pastori».

PIANI DI CONTENIMENTO. Nell’intervento introduttivo, il presidente Barbero richiamava l’attenzione sul diritto dei pastori ad “avere risposte e impegni da parte dello Stato, attraverso gli interlocutori politici”: «I dati che in questi anni ci ha fornito il progetto Life Wolfalps – ha rilevato il presidente di Cia Torino -, non sono credibili. Basta guardare al numero di lupi trovati morti in Piemonte (60 negli ultimi due anni, una quindicina dall’inizio dell’anno ad oggi) per rendersi conto che in realtà la presenza di questi predatori è sempre stata molto più alta di quella registrata ufficialmente, come sanno bene i pastori, che assistono al massacro delle loro pecore e vacche, senza più denunciare il danno, che nella maggior parte dei casi non viene nemmeno riconosciuto, né tantomeno risarcito».

Barbero ha invocato la ripresa dell’iter di approvazione del Piano nazionale sul lupo, ricordando che “in Paesi come Spagna, Francia e Norvegia, i piani di contenimento del lupo sono ormai una realtà che non suscita alcuno scandalo”.

TERRE ALTE. Gli interventi per dare voce alle Terre Alte sono stati aperti dal vicepresidente dell’Uncem Marco Bussone, che, citando lo scrittore Marco Paolini, osservava come l'Italia sia “un paese di montagna che crede, in realtà, di essere un paese di pianura”: «Basta con le decisioni imposte alla montagna da parte di chi non la vive. Si ascolti la voce dei pastori, i piani di contenimento del lupo, se necessari, vanno concordati su base macroregionale».

FUORI I LUPI. Molto attesa la testimonianza del pastore della valle Pellice, Ivan Monnet, che mostrava una serie di immagini di pecore sbranate e sgozzate dai lupi, con dettagliata citazione dei singoli episodi riscontrati sul posto: «Per proteggerci – ha detto Monnet -, ci chiedono di costruire recinti in luoghi impossibili e di dotarci di cani maremmani che per i turisti in giro per gli alpeggi sono più pericolosi dei lupi. La soluzione? Per noi è una sola: l’abbattimento. Chi ama i lupi, venga a prenderseli e se li porti a casa sua».

PRIMA LA PREVENZIONE. «Capisco le ragioni dei pastori – ha argomentato il veterinario dell’Asl To 3, Mauro Bruno -, ma la via maestra rimane quella dei piani di prevenzione, valutati semmai caso per caso, fermo restando che la presenza dell’allevatore è essenziale al sistema e che bisogna mettere in conto un aggravio di costi stimato intorno ai 5 mila euro all’anno per allevamento. Si investa per migliorare le condizioni di vita dei pastori in alpeggio, questo sì, passando dalla logica del rimborso a quella della prevenzione. In questi anni, il patrimonio zootecnico in montagna non ha subito restrizioni, nonostante la presenza del lupo. Per avere dati attendibili sulle predazioni, è necessario che gli attacchi vengano denunciati, altrimenti si continuerà a discutere sul sentito dire».

BIODIVERSITA’ E AGGRESSIVITA’. A chiudere la parte delle relazioni tecniche interveniva il presidente del Comparto Alpino To 1, Federico Avondetto, che illustrava il ruolo del suo ente sul territorio, poi era la volta dei rappresentanti delle realtà ambientaliste (Ethel Onnis) e venatorie (Alessandro Bassignana), espressione delle relative fazioni presenti in sala. In particolare, Onnis ribadiva la necessità di garantire la biodiversità del sistema, condividendo i piani di prevenzione descritti da Bruno, mentre Bassignana avvertiva che il lupo è pericoloso per l’uomo, oltre che per le pecore, citando un paio di aggressioni avvenute sul territorio.

Raccolti gli umori della giornata, è toccato ai politici scoprire le carte del loro orientamento operativo.

GARANTIRE I PASTORI. Per Marco Marocco (Movimento Cinque Stelle), vicesindaco della Città Metropolitana, la partita si deve giocare sulle risorse: «Non ci può essere una legge che protegge il lupo, senza una legge che consenta al pastore di difendersi, oltre che di vedersi adeguatamente rimborsati i danni provocati dal predatore».

Elvio Rostagno (Partito democratico), consigliere regionale, ha sostenuto che “il lupo è un animale come tutti gli altri: quando rischia di estinguersi, va protetto; quando è presente in eccesso, va contenuto”.

PIANI DI ABBATTIMENTO. «E’ evidente che i dati di Life Wolfalps sono sbagliati e sottodimensionati – ha sostenuto Gianluca Vignale (Sovranità), consigliere regionale -, per contenere il dilagare dei lupi occorre praticare una vera gestione faunistica, con piani di abbattimento, come per caprioli e cinghiali. La pastorizia non è coniugabile con la presenza dei predatori, personalmente non ho dubbi a stare dalla parte dei pastori».

Analoga la posizione della deputata Daniela Ruffino (Forza Italia), anche lei molto critica nei confronti del progetto Life Wolfalps («Non ha raggiunto gli obiettivi, bisogna ricalibrare l’utilizzo dei fondi europei privilegiando l’uomo rispetto al predatore») e favorevole a piani che garantiscano la sicurezza dei cittadini («I lupi ormai circolano indisturbati nel centro dei paesi») e il lavoro dei pastori. «Il primo impegno – affermava Ruffino - è partire da dati certi, puntando a censimenti rigorosi e credibili».

BANDO AI TIFOSI. Mino Taricco (Partito democratico), senatore, ha ricordato che il lupo è oggetto di tutela fin dal 1979 (Convenzione di Berna), recepita nel 1992 dalla normativa europea: «Bisogna guardare alla realtà – ha detto Taricco -, comportarsi da tifosi non aiuta a trovare soluzioni. I pastori non devono avere meno diritti dei lupi, occorre lavorare per sbloccare il Piano rimasto fermo in Parlamento, perché lì sono contenuti gli strumenti necessari per affrontare il problema, compresi gli interventi di prelievo, fino al 5 per cento dei lupi censiti. Quanto a Life Wolfalps, si può migliorare l’utilizzo dei fondi, ma non cambiarne la destinazione, vincolata dall’Europa. Sono risorse che se l’Italia non usa, finiranno agli altri Paesi».