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«Sappiamo che la burocrazia è un problema, però vi chiedo di non prometterci la semplificazione, perché ogni volta che si sono fatte leggi per sburocratizzare il sistema, per gli agricoltori sono aumentate le complicazioni. La riteniamo una battaglia persa e saremo contenti di essere smentiti, chiediamo che almeno ci vengano risparmiati i proclami sulla semplificazione».

Così Roberto Barbero, presidente provinciale di Cia Torino, ha accolto i candidati alle elezioni del 4 marzo intervenuti al dibattito nella sede di via Onorato Vigliani per confrontarsi sui temi più scottanti dell’attualità agricola.

All’appello di Cia Torino hanno risposto Alberto Avetta (Pd), Roberto Placido (Liberi e Uguali), Paolo Maria Mosca (Movimento 5 Stelle), Claudia Porchietto (Forza Italia), Giorgio Bergesio (Lega) e Roberto Rosso (Noi con l’Italia), assenti giustificati Fabrizio Comba (Fratelli d’Italia) e Massimo Striglia (Civica Popolare) che avevano comunque comunicato la loro adesione.

Tra i temi posti al centro della discussione, la Politica agricola comunitaria, il Trattato di libero scambio commerciale tra Canada e Unione europea, la legge sul caporalato, la legge sulla sicurezza sul lavoro, la fauna selvatica, la legge Bassanini… Un confronto a viso aperto, davanti a una folta platea di agricoltori e in diretta streaming (CLICCA QUI PER RIVEDERE IL DIBATTITO)

In apertura, Paolo Maria Mosca (Movimento 5 Stelle) si è detto assolutamente contrario al Ceta: «Apriamo la porta a prodotti che nulla hanno a che fare con il nostro modo di lavorare, danneggiando produttori e consumatori; le nostre aziende agricole non sono strutturate per affrontare questo tipo di mercato».

Mosca, come tutti gli altri candidati, ha promosso l’etichettatura, “in modo da mettere il consumatore nelle condizioni di scegliere, distinguendo la qualità”, mentre la Pac “deve essere riparametrata sull’efficienza, ad esempio premiando chi vive e lavora in montagna tutto l’anno”.

Sempre sulla Pac, Claudia Porchietto (Forza Italia) ha criticato la gestione della Regione Piemonte, sottolineando che “la burocrazia pesa sui bandi”, cosi come “occorre fornire le infrastrutture e i servizi affinché si possa fare impresa in montagna e in campagna”.

Quanto alla riforma della legge Bassanini, la Porchietto ha ammesso che se ne parla da vent’anni, ma che è “necessario che anche le associazioni facciano la loro parte nel sostenere chi vuole cambiarla”.

Roberto Rosso (Noi con l’Italia), segnando un distinguo con gli alleati della Lega, ha sostenuto, riferendosi alla propaganda su legge Fornero e Flat tax, che “c’è la possibilità di fare molto e bene, anche senza voler esagerare”.

«Va ridata la centralità alla politica – ha detto Rosso impegnandosi anche lui a riformare la Bassanini –, vogliamo essere liberali fuori, ma anche dentro, perché non possiamo più accettare che siano i capi a scegliere la base, come avviene oggi».

Di quote latte, ha parlato Roberto Placido (Liberi e Uguali): «Chi oggi promette la luna, ieri garantiva l’illegalità», così come, sull’altro fronte, “nessun politico di media capacità avrebbe mai commesso gli errori che hanno prodotto gli esodati”.

Secondo Placido “la Bassanini è un disastro, perché ha permesso l’aziendalizzazione del pubblico, senza responsabilizzare i funzionari, che non sono sottoposti al voto”.

Giorgio Maria Bergesio (Lega) ha richiamato l’attenzione sulla regimentazione delle acque, “necessaria per l’agricoltura, ma anche per il turismo e le piste da sci, perché l’acqua manca anche d’inverno, quando bisogna provvedere all’innevamento artificiale”: «Le aziende agricole stanziali – ha rilevato – sono fondamentali per la salvaguardia dell’ambiente e vanno sostenute non solo attraverso i macchinosi strumenti della Pac, ma anche garantendo il credito alle imprese».

E sul Ceta ha osservato che “controllare le frontiere, dire stop all’immigrazione, vuol anche dire controllare cosa entra nei nostri confini, tutelando le nostre produzioni agricole”.

A ricordare “il miliardo di euro di detassazione al mondo agricolo da parte del Governo nazionale”, è intervenuto Alberto Avetta (Pd), secondo cui ora la partita si sposta sulla nuova Pac, che vedrà ridursi le risorse e renderà indispensabile privilegiare i veri agricoltori.

«Stare al fianco degli agricoltori, oggi vuol dire occuparsi della banda larga e trovare un equilibrio sul Ceta, lavorando sulla certificazione dei prodotti italiani».

Intervenendo dalla platea, Roberto Buratto, delegato al settore carne di Cia Torino, ha richiamato “il paradosso di chi va in pensione, ma deve continuare a pagare l’Imu sulla stalla vuota” e l’assurdità del “click day”, che “taglia fuori le aziende in campagna e in montagna dove Internet non funziona”.

«Bisogna frenare lo sviluppo della Gdo – ha aggiunto Buratto -, perché non è vero che crea posti di lavoro, ma fa chiudere i negozi nei paesi e, trattandosi di gruppi molto spesso stranieri, viene a vendere da noi i prodotti d’importazione, lasciando i nostri produttori alla finestra».

In chiusura è intervenuto il neo presidente regionale di Cia Piemonte, Gabriele Carenini: «L’agricoltura è diventata una moda, ma pochi davvero la conoscono. Chiunque vinca le elezioni, vada a Roma anche per rappresentare il Piemonte».

 

(Foto di Luigi Bacco)