Cia Torino ha posto con ferma determinazione direttamente al prefetto Renato Saccone e all’assessore regionale alla Sanità Antonino Saitta, il problema sempre più grave del pascolamento selvaggio nelle zone del Canavese, del Ciriacese, del Chierese e del Chivassese.

Due incontri, con tanto di dettagliata relazione, su una questione dai contorni a dir poco grotteschi, quanto drammatici, che si trascina da oltre vent’anni: oltre duemila pecore e capre, insieme ad almeno duecento bovini, che vagano liberamente da un campo all’altro, depredando coltivazioni, devastando semine, diffondendo contagi, senza che di fatto nessuno glielo impedisca, a causa di assurdi conflitti di competenze, ma, prima ancora, per paura, dopo che fienili e macchinari sono sospettosamente andati in fiamme e due braccianti agricoli, l’anno scorso, hanno trovato la morte a colpi di bastone. Nessuno che faccia denuncia, per timore di ritorsioni.

Un clima da intimidazione e omertà che Cia Torino ha deciso di affrontare richiamando ognuno alle proprie responsabilità: «E' una situazione gravissima e paradossale - osserva il presidente di Cia Torino, Roberto Barbero -; il problema è noto da anni, ma di fatto nessuna autorità fino ad ora ha preso dei provvedimenti risolutivi. Non si capisce chi debba intervenire, nel frattempo la situazione rimane la stessa. Ci sono problemi di salute pubblica, pascolo abusivo, abbandono di animali morti, macellazione clandestina, vendita abusiva di carni macellate senza rispetto di norme igieniche, rischio di epidemie e contagi per gli animali degli allevamenti della zona. Le autorità non possono più far finta di non vedere, senza contare il danno di immagine agli allevatori onesti, che vengono associati a comportamenti inammissibili e gravemente pericolosi».

All’incontro con il prefetto di Torino e con l’assessore regionale, Barbero era accompagnato da una delegazione di Cia Torino, che ha supportato con dati specifici le dichiarazioni del presidente.

«Voglio capire qual è l’impegno delle istituzioni – insiste Barbero -, comprendere, ad esempio, come mai l’Asl, giustamente solerte nel controllare le stalle di chi lavora alla luce del sole, non si accorga  degli “allevamenti fantasma” che di notte si spostano per decine di chilometri, tra l’altro lasciando sui campi animali morti non identificabili, dei quali potrebbero essere chiamati a rispondere, a suon di salatissime multe, gli stessi proprietari del fondo, che in ogni caso devono provvedere allo smaltimento di quelle carcasse, aggiungendo al danno, la beffa».

Argomenti che saranno all’ordine del giorno dell’apposito tavolo di emergenza che il prefetto ha promesso di convocare non appena avrà raccolto tutti gli elementi del caso, coinvolgendo sindaci, forze dell’Ordine, autorità sanitarie e amministrative a livello provinciale e regionale.

«Resta inteso – conclude Barbero -, che, se nulla si muoverà, sporgerò formale denuncia contro ignoti per attentato alla salute pubblica».