I coltivatori italiani percepiscono una pensione media di 400 euro mensili, importo molto al di sotto dei minimi pensionistici previsti in Europa. La denuncia arriva dalla Cia - Agricoltori Italiani e dal suo Patronato, l'Inac che hanno organizzato questa mattina a Torino, presso la Sala Viglione del Consiglio Regionale, il convegno dal titolo "Pensioni dignitose per gli agricoltori italiani" al quale hanno partecipato  Cesare Damiano, presidente commissione Lavoro della Camera; Lodovico Actis Perinetto, presidente Cia Piemonte; Giorgio Ferrero, assessore regionale all’Agricoltura; Giuseppe Baldino, direttore Inps Piemonte. 

Imprenditori agricoli professionali (Iap) e Coltivatori diretti sono circa 458.000 in Italia e l'89% di essi non maturerà una persona superiore a 600 euro al mese, con una media però notevolmente più bassa che si attesta sui 400 euro al mese (con punte minime di assegni di 276 euro), una distorsione che spinge molti a continuare l'attività e che ha come principale conseguenza un freno al ricambio generazionale in agricoltura. La richiesta della Cia - Agricoltori Italiani e dell'Inac è quella di dare corso alla proposta Damiano-Gnecchi sulle pensioni base in quanto l’incidenza vera della spesa pensionistica sul Pil è pari al 10,7%, al contrario di quanto sostenuto da più parti. Le entrate superano i 183 miliardi di euro, con un saldo positivo di 14 miliardi. Questi dati dimostrano che esistono i margini per aumentare le pensioni e che c’è la copertura finanziaria per l’adeguamento progressivo dei minimi di pensione al 40% del reddito medio nazionale come previsto dalla Carta Sociale Europea (650 euro mensili).

Con le riforme Amato, Dini e poi Fornero vengono sottratti ai pensionati quasi 900 miliardi di euro. Grazie alle nostre battaglie, qualcosa si è mosso con la legge di Stabilità 2017. E’ ancora troppo poco -ha evidenziato il presidente della Cia Dino Scanavino-, è sotto chi occhi di tutti come il sistema pensionistico italiano debba essere fortemente riformato. Un processo che non è più rinviabile, perché gli italiani che vivono sotto la soglia di povertà sono quasi 5 milioni. E tra le categorie che stanno peggio, ci sono senza dubbio gli agricoltori che, tra l’altro, vivono nelle aree interne e rurali dove già scarseggiano welfare e servizi. Con queste premesse non ci si può certo stupire che stenti il turn-over nei campi, con l’ingresso degli under 40 nel settore fermo sotto il 6%. Le aziende over 65 appresentano il 40% del totale. Il settore più anziano del mondo, a fronte di 200 mila potenziali aspiranti agricoltori tra i giovani disoccupati”. 

Occorre un rapido cambio di marcia. “Il disegno di legge Damiano-Gnecchi, che prevede l’istituzione di una pensione base (448 euro) -ha aggiunto il presidente dell’Inac Antonio Barile- è un’ottima base per la soluzione al progressivo impoverimento delle pensioni. Un ddl che la Cia chiede di attuare già con la prossima legge di Bilancio e di migliorare ulteriormente, riducendo da 15 a 5 anni il raggiungimento dell’importo mensile della pensione base o zoccolo, a cui aggiungere la pensione liquidata interamente con il metodo contributivo”.