Oltre 300 allevatori del Torinese e del Cuneese hanno stabilito alle 6,00 di questa mattina un presidio temporaneo senza trattori sul piazzale d’ingresso del caseificio Biraghi Spa di Cavallermaggiore (Cn). L’iniziativa è stata convocata dal comitato spontaneo “Noi siamo voi” che riunisce i produttori di latte piemontesi, con il supporto della Confederazione Italiana Agricoltori, per denunciare la mancata apertura nei singoli caseifici di una trattativa sul prezzo del latte tra industriali e produttori conferenti, assistiti dalle associazioni di rappresentanza agricola, come era stato concordato tra le parti nell’incontro avvenuto il 31 ottobre scorso presso l’Assessorato regionale all’Agricoltura.

Manifestazione davanti Biraghi Spa

Gli allevatori piemontesi intendono continuare le iniziative di mobilitazione per chiedere il riconoscimento di un prezzo del latte di almeno 38 centesimi di euro al litro per non lavorare in perdita. Attualmente il  prezzo medio del latte si attesta sui 32 centesimi al litro.

“Quest’oggi abbiamo scelto di presidiare il piazzale del più grande caseificio del Piemonte – spiega Davide Rosso, produttore di Scalenghe (To) e responsabile regionale Latte della Confederazione Italiana Agricoltori – ma vogliamo mandare un messaggio all’intero comparto dell’industria della trasformazione e alla grande distribuzione organizzata. Non aspetteremo passivamente che le nostre aziende chiudano perché crediamo che la capacità del Piemonte di produrre latte sia un patrimonio che tutta la filiera deve contribuire a salvaguardare.

“Duecento allevatori torinesi – aggiunge Roberto Barbero, presidente provinciale della Cia di Torino – si sono riuniti davanti ai cancelli di questo caseificio per ribadire che la lotta sul prezzo del latte non è una cosa che possa esaurirsi con il riconoscimento temporaneo di qualche centesimo al litro in più da parte di qualche caseificio. C’è un intero settore che realizza un prodotto di qualità elevatissima ma che da oltre un anno viene sottopagato. Di fronte a questo stato di cose la parte industriale non creda che ci scoraggeremo perché rifiuta di aprire trattative”.