Uno dei decreti attuativi del cosiddetto Jobs act, quello riguardante la conciliazione dei tempi di vita e lavoro dei genitori, ha apportato innovative modifiche al Testo Unico sulla maternità.  

Le novità riguardano in particolare le lavoratrici dipendenti e le lavoratrici iscritte alla Gestione separata nei casi di parti cosiddetti “fortemente prematuri”, vale a dire quelli che si verificano prima dei 2 mesi antecedenti la data presunta del parto, quindi prima dell’inizio dell’astensione obbligatoria. In questi casi la nuova formulazione della norma prevede che il periodo compreso tra la data del parto fortemente prematuro e la data presunta del parto si aggiunga ai 3 mesi di astensione obbligatoria post partum, determinando di fatto una durata complessiva dell’astensione obbligatoria superiore ai 5 mesi normalmente previsti.  Nulla è cambiato nei casi in cui il parto prematuro avvenga durante il periodo dei 2 mesi precedenti la data presunta del parto, mentre gli eventuali periodi riconosciuti in caso di parto fortemente prematuro influiscono anche sulla durata del congedo di paternità che si precisa riguarda i periodi post partum non usufruiti dalla madre per morte, grave infermità o abbandono del figlio.

Altra novità di rilievo contenuta nel decreto in argomento è la possibilità introdotta per le lavoratrici dipendenti e le lavoratrici iscritte alla Gestione separata di optare per la sospensione del congedo di maternità dopo il parto in caso di ricovero del neonato in struttura pubblica o privata a prescindere dal motivo di ricovero. Tale sospensione è esercitabile una sola volta per figlio e permette di rinviare la fruizione del congedo alla data di dimissione del bambino.

Infine è stata prevista la possibilità di conservare il diritto all’indennità di maternità anche in caso di licenziamento per colpa grave della lavoratrice dipendente.